Il cedolino della pensione è uno dei documenti più importanti per i pensionati, perché permette di controllare ogni mese l’importo pagato dall’INPS e di capire eventuali variazioni. Infatti, nel documento sono presenti informazioni su accrediti, trattenute fiscali, recuperi e altre voci che possono cambiare l’importo finale ricevuto.
Secondo la normativa attuale, la pensione viene pagata il primo giorno bancabile del mese. Solo nel mese di gennaio il pagamento avviene nel secondo giorno bancabile. Inoltre, il pagamento in contanti è consentito soltanto per importi fino a 1.000 euro netti.
Per giugno 2026 l’accredito della pensione sarà disponibile con valuta 1° giugno 2026. Vediamo dunque il calendario completo dei pagamenti e tutte le informazioni utili sulle trattenute presenti nel cedolino.
Calendario pagamento pensioni giugno 2026
L’INPS ha confermato il calendario dei ritiri delle pensioni di giugno 2026. I pagamenti seguiranno la suddivisione alfabetica dei cognomi.
Ecco le date previste:
- cognomi dalla A alla B: lunedì 1° giugno 2026;
- cognomi con lettere C e D: mercoledì 3 giugno 2026, appunto per la chiusura del giorno precedente;
- cognomi dalla E alla K: giovedì 4 giugno 2026;
- cognomi dalla L alla O: venerdì 5 giugno 2026;
- cognomi dalla P alla R: sabato mattina 6 giugno 2026;
- cognomi dalla S alla Z: lunedì 8 giugno 2026.
Comunque, chi riceve la pensione tramite accredito bancario o postale vedrà il pagamento direttamente sul conto dal 1° giugno 2026.
Perché l’importo netto della pensione può essere diverso
Molti pensionati notano una differenza tra la voce “Pensione lorda” e l’“Importo netto del pagamento”. Questa situazione è normale e dipende dalle trattenute applicate dall’INPS.

Infatti, nel cedolino possono essere presenti tasse, recuperi di somme, assegni familiari oppure rate di prestiti. Per questo motivo l’importo finale pagato può essere più basso rispetto alla pensione lorda.
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Le trattenute si dividono principalmente in due categorie:
- trattenute obbligatorie, previste dalla legge o da una decisione del giudice;
- trattenute volontarie, richieste direttamente dal pensionato.
Controllare il cedolino è importante proprio per capire quali voci incidono sul pagamento mensile.
Trattenute fiscali INPS: quali sono e come funzionano
Le trattenute fiscali sono tra le più comuni. L’INPS, infatti, agisce come sostituto d’imposta e trattiene direttamente le tasse sulla pensione.
Tra le principali voci presenti nel cedolino troviamo:
- IRPEF, cioè la tassa sul reddito della pensione;
- addizionale regionale IRPEF, stabilita dalla Regione;
- addizionale comunale IRPEF, decisa dal Comune;
- acconto addizionale comunale, trattenuto durante l’anno;
- conguaglio IRPEF, applicato quando servono ricalcoli fiscali.
Le addizionali regionali e comunali vengono normalmente trattenute in 11 rate, da gennaio a novembre dell’anno successivo.
Tra l’altro, non tutte le prestazioni subiscono trattenute fiscali. Ad esempio, spesso sono escluse:
- pensioni sociali;
- assegni sociali;
- prestazioni di invalidità civile;
- pensioni per vittime del terrorismo;
- alcune pensioni di residenti all’estero.
Se durante l’anno l’importo della pensione cambia, conviene controllare queste voci nel cedolino per capire il motivo della variazione.
Assegno alimentare, pignoramenti e recupero indebiti
In alcuni casi l’INPS può applicare trattenute obbligatorie decise dal giudice oppure previste dalla legge.
Per esempio, in caso di separazione o divorzio, una parte della pensione può essere versata direttamente all’ex coniuge o ai figli. Nel cedolino questa voce appare normalmente come “Assegno alimentare”.
Esiste poi il pignoramento della pensione. Se un creditore ottiene un’autorizzazione del giudice, l’INPS trattiene una quota della pensione per pagare il debito. Nel cedolino, comunque, la voce compare spesso come “Recupero obbligatorio” e non come “pignoramento”.
Un’altra situazione frequente riguarda il recupero di indebiti pensionistici. Succede quando l’INPS scopre di aver pagato somme non dovute, magari dopo controlli fiscali effettuati negli anni successivi.
Il recupero avviene generalmente a rate e non può superare il limite massimo di un quinto della pensione. Nel cedolino la voce è indicata come “Recupero indebiti”.
Prima di iniziare le trattenute, l’INPS invia sempre una comunicazione con tutte le spiegazioni e le modalità di recupero.
Trattenute volontarie sulla pensione: prestiti, 730 e sindacati
Oltre alle trattenute obbligatorie, esistono anche quelle richieste direttamente dal pensionato.
Una delle più conosciute è il conguaglio da modello 730. Se il pensionato presenta la dichiarazione dei redditi indicando l’INPS come sostituto d’imposta, eventuali rimborsi o debiti vengono gestiti direttamente sulla pensione.
Se il risultato è a credito, l’INPS paga il rimborso. Se invece è a debito, le somme vengono trattenute a rate.
Molto diffusa è anche la cessione del quinto, cioè un prestito rimborsato tramite trattenute mensili sulla pensione. La rata non può superare un quinto dell’importo pensionistico e il rimborso può durare fino a dieci anni.
Nel cedolino questa voce può comparire con diciture generiche come “Trattenuta obbligatoria”, appunto per motivi di privacy.
Infine, alcuni pensionati scelgono di versare tramite pensione le quote di iscrizione sindacale. In questo caso nel cedolino compare la voce “Contributo associativo” seguita dalla sigla del sindacato.
Può essere presente anche il recupero dell’APE Volontario, il prestito pensionistico richiedibile fino al 2019. La restituzione avviene tramite trattenute mensili che possono durare fino a 20 anni.
